Carenza di pasta

All’inizio della pandemia, le carenze alimentari o di altri prodotti sembravano sorprendenti. Dopotutto, non avevamo mai sentito dire che le fabbriche di pasta, di carta igienica o di pomodori in scatola avevano chiuso o che c’erano state interruzioni nella filiera. Ma con il 2020, gli scaffali vuoti dei supermercati hanno rivelato quali merci i consumatori apprezzano di più per la sicurezza e il comfort che ne ricevono.  Ecco quindi come la “nuova normalità” ha cambiato le abitudini alimentari e quanto velocemente i produttori hanno risposto al cambiamento delle richieste.

Persino i consumatori che non sono accaparratori o non complottisti hanno cambiato le loro abitudini di acquisto. Dopotutto non sempre in tempi di pandemia si può sapere quando si può andare in un negozio, quindi una scatola in più di pasta nel carrello non farebbe del male a nessuno.  Perché proprio la pasta?  È poco costosa, facile da preparare, ha una lunga durata ed è il massimo “comfort food” in tempi incerti. Moltiplicando una scatola per famiglia a settimana per un intero paese, i supermercati sono stati costretti a limitare le vendite (“solo una per cliente”), perché faticavano a rifornire gli scaffali. Oltre alla pasta, gli articoli molto richiesti durante la pandemia sono i prodotti in scatola, le biciclette o parti di biciclette, i prodotti da forno, come farina e lievito, i prodotti per la pulizia, asciugamani di carta e disinfettante per le mani

Il problema è aggravato per diversi prodotti di uso commerciale e consumer. Per quel che riguardo il cibo, circa un quarto del consumo, che avveniva nei ristoranti prima della pandemia, si è spostato sugli acquisti nei supermercati.  Così i ristoranti, chiusi o aperti con restrizioni, si sono ritrovati con i magazzini pieni. Alcuni di loro hanno quindi offerto un rotolo di carta igienica gratuito per ogni ordine da asporto. Perchè no? Senza pranzi al coperto, i ristoranti non usano la carta. Ciò si è rivelato molto attraente per i consumatori e una creativa mossa di marketing.

I cambiamenti della domanda e dell’offerta hanno portato a un altro problema, quello degli imballaggi. La chiusura di luoghi pubblici, come stadi e ristoranti ha fatto diminuire la domanda di imballaggi sfusi per cibo e altri prodotti. Per l’uso domestico, i consumatori hanno bisogno degli stessi prodotti in grandi quantità, ma in piccole confezioni. I produttori dovuto ridurre la produzione di imballaggi di grandi dimensioni e velocizzare la produzione imballaggi più piccoli. Questo non è stato facile per quei produttori che hanno dovuto acquistare apparecchiature nuove di zecca o aggiornare unità più vecchie a un costo elevato. La produzione alimentare può soddisfare la domanda, se la produzione di imballaggi va di pari passo: scatole di cartone, lattine, bottiglie e contenitori di plastica, tappi, ugelli e pompe di erogazione. Tutto questo influirà nelle proiezioni di mercato per il 2021 e oltre.

Torniamo alla pasta. Non solo alcuni scaffali dei supermercati erano quasi sprovvisti di questo amato prodotto, ma alcuni tipi di pasta erano a malapena disponibili in tutta l’America. Prendiamo ad esempio i bucatini, la pasta lunga con il buco al centro. Un giornalista di New York, che adora questo tipo di pasta, ha indagato sul perché di questa carenza, sia per la Barilla, che per la De Cecco. Durante questo periodo di carenza, i pastifici italiani e statunitensi hanno prodotto per prima la pasta più richiesta: spaghetti e penne in America. A questo, per la produzione di bucatini si aggiunga la maggiore complessità di produzione, perché sono bucati. Quindi è uno dei formati di pasta che ha maggiori probabilità di soffrire durante una carenza. E questo, nonostante sia nata una “mania dei bucatini”, dovuta ai contributi caritatevoli di Amatrice (città del Lazio colpita da terremoto qualche anno fa), e anche alla popolarità odierna dei bucatini usati al posto delle cannucce di plastica per proteggere l’ambiente.

Aggiungete a questo un piccolo “singhiozzo” della FDA (la US Federal Drug Administration). Molti anni fa, il governo federale ha imposto che la pasta fosse prodotta con “farine arricchite”, cioè con livelli minimi e massimi di determinate vitamine e sostanze nutritive. La FDA ha rilevato che i livelli di ferro dei bucatini di De Cecco erano più bassi … di 2,1 milligrammi, che è un quattordicesimo di un millesimo di oncia. Apparentemente, la FDA non controlla regolarmente i livelli di ferro della pasta. Quindi è possibile che un’azienda di concorrenza abbia ceduto questi dati. Ma non entriamo nelle teorie del complotto. Speriamo che la FDA si concentri sulle questioni odierne più grandi di oggi e permetta agli amanti della pasta di trovare quella che più preferiscono.

 
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3 Responses to Carenza di pasta

  1. kathiscarminach says:

    Un altro fuoricampo …

    Non so se puó dirlo cosí, another home run 😉

    Ho cercato bucatini per fare l’amatriciana e li ho trovati a Via Maestra peró non potevo trovarli per molti mesi. Non sapevo che usassero bucatini come cannuccia!

    Ho mandato il bollettino a una amica giovane (29) anni. Spero che lei si iscriva al bollettino.

    A presto 🙂

    Kathi

    Kathi Scarminach

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    On Thu, Mar 11, 2021 at 8:51 AM L’Olivo Santa Barbara wrote:

    > babbityjean posted: ” All’inizio della pandemia, le carenze alimentari o > di altri prodotti sembravano sorprendenti. Dopotutto, non avevamo mai > sentito dire che le fabbriche di pasta, di carta igienica o di pomodori in > scatola avevano chiuso o che c’erano state interruzion” >

  2. JEAN PERLOFF says:

    Dopo di aver letto questo blog, ho fame! Jean Perloff

    Sent from my iPad

    >

  3. Quando è scoppiata la pandemia vivevo a Edimburgo, in Scozia. Mentre sentivo le notizie riguardo ai supermercati svuotati in italia, lassù era ancora tutto normale. Vado a fare la spesa e al supermercato l’unico scaffale che era stato totalmente razziato era quello della pasta 🙂

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