Santiago, Italia

Nanni Moretti è un regista, produttore, sceneggiatore e attore italiano, probabilmente meglio conosciuto per i suoi film Caro diario e La stanza del figlio. Fa film umoristici ed eccentrici e non evita di esporre le proprie opinioni politiche di sinistra. Il suo film del 2018, Santiago, Italia non è né divertente né eccentrico; in realtà, è un documentario tradizionale, ma un punto di vista politico e una prospettiva unica su un periodo storico ben noto nel passato del Cile.

Il film si apre con il popolo cileno, euforico per l’elezione democratica del proprio presidente Salvador Allende nel 1970. Allende è stato un medico e un politico socialista-progressista, tra i cui progetti spiccano l’educazione gratuita per tutti i bambini, l’eliminazione dell’analfabetismo e una vita migliore per tutti i lavoratori. Ma, solo tre anni dopo, la gioia si è trasforma in uno shock, nel momento in cui le radio annunciano un colpo di stato militare. L’11 settembre, l’Aeronautica Cilena bombarda il palazzo presidenziale, La Moneda, e Allende muore … non si sa se per suicidio o per omicidio.

Attraverso interviste con lavoratori, professori, giornalisti, artigiani, traduttori, diplomatici e altri, Moretti ricostruisce un mosaico di racconti intrecciati con filmati d’archivio del tempo. Il film racconta il passaggio dalla democrazia alla dittatura, insieme a ricordi pieni di persecuzioni e torture sotto l’autoproclamato presidente Augusto Pinochet, a capo della giunta militare di governo. Per la maggior parte del film, Moretti è un intervistatore discreto, off-camera. In una sequenza, tuttavia, un ex-ufficiale militare che sta scontando una pena detentiva si lamenta che non si tratta di un colloquio imparziale. Infatti, all’improvviso Moretti appare davanti alla telecamera e zittisce l’ex-ufficiale, affermando severamente: “Ma io non sono imparziale”.

Il cuore del film è dopo la metà circa. L’attenzione si sposta sull’estesa e splendida ambasciata italiana a Santiago e sul ruolo chiave che ha svolto nel proteggere più di 250 persone che hanno cercato rifugio lì. Sentiamo parlare di cileni terrorizzati che fanno balzi audaci sopra i muri alti due metri, di bambini gettati sul muro tra le braccia di qualcuno dall’altra parte. Nessuno è stato abbandonato. Mentre altre ambasciate hanno offerto asilo all’inizio, nessuna ha fornito asilo a così tanti, per così tanto tempo.

L’ambasciata ha anche portato alcuni dei rifugiati in Italia, dove sono stati accolti, hanno trovato lavoro e si sono integrati nella società. È a questo punto del film che mi rendo conto perché molti di questi cileni dai capelli grigi parlavano un italiano fluente. E sono stati sempre grati all’Italia degli anni ’70, durante il triste sconvolgimento del loro paese.

Mille grazie alla mia amica, Beth Harris, che vive a New York e che mi ha consigliato questo film, trasmesso on-line dalla “Film at Lincoln Center” durante la quarantena della pandemia.

 

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1 Response to Santiago, Italia

  1. Jean Perloff says:

    Molto interessante! Grazie! Jean

    Sent from my iPhone

    >

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