Parte 1: Pompei e un’eredità di disastri

Questo è il primo post in una serie di tre parti su Pompei

L’eruzione del Monte Vesuvio nel 79 d.C. è probabilmente il disastro più noto del tempo. L’antica città romana di Pompei, Ercolano e l’area circostante, furono sepolte sotto 4 a 6 metri di cenere e pomice vulcanica.  La maggior parte degli 11.000 abitanti, se non tutti, di questa regione del Golfo di Napoli, furono sepolti.

Da lontano, Plinio il Giovane era l’unico testimone superstite dell’eruzione. Descrisse una scena apocalittica in cui il sole filtrava dalla coltre nebbiosa come una lampada e “si sentivano le urla di donne, i lamenti dei bambini, e le grida degli uomini”. Scrisse di suo zio Plinio il Vecchio, un ammiraglio romano, che morì nel tentativo di salvare i cittadini di Pompei.

Quelli che si trovano vicini all’esplosione morirono curvati nella stessa posizione in cui gli archeologi li trovarono secoli dopo.  Gli oggetti sepolti a Pompei erano ben conservati per quasi 2 millenni grazie alla mancanza di aria ed umidità.  Una volta iniziati gli scavi nel XVIII secolo, il sito forniva una grande quantità di informazioni sulla vita quotidiana di questi romani. Tuttavia, una volta esposta, Pompei fu soggetta a disastri naturali e quelli provocati dall’uomo, che hanno aumentato il deterioramento.

Dalla metà del XIX secolo, 4 grandi terremoti scossero il Golfo di Napoli.  I bombardamenti alleati nel 1943 paralizzarono edifici importanti.  I cattivi metodi di scavo e ricostruzione, in particolare da parte di imprese controllate dalla criminalità organizzata, causarono più danni delle bombe. L’erosione e le inondazioni distrussero le fondamenta.  I tagli al budget e le crisi economiche seriamente ritardavano le riparazioni e i restauri.

Il vandalismo e il furto hanno danneggiato alcuni dei tesori di Pompei.  Infatti, nel 2018 la squadra d’élite italiana di carabinieri incaricata a proteggere il patrimonio culturale del paese, ha condotto un’incursione in un magazzino a Ginevra in Svizzera.  Ha recuperato frammenti di affreschi di Pompei che erano stati staccati dalle pareti probabilmente negli anni ’90.

Alla fine del 2010, quando “La Casa dei Gladiatori” è improvvisamente crollata, solo il 13% degli ettari scavati del sito erano accessibili ai visitatori.  Da 64 edifici aperti al pubblico nel 1956, il numero era stato ridotto a 10.  “Pompei ha affrontato una crisi acuta ad ogni livello”, afferma il professor Massimo Osanno, un archeologo nominato Sovrintendente degli Scavi nel 2014.  “Niente di meno di una ristrutturazione e una riorganizzazione totali potrebbero cambiare le cose”.

Come forse il più importante sito archeologico del mondo, Pompei era troppo importante per essere abbandonata. Nonostante anni di abusi e di abbandoni, è ancora il quinto sito archeologico più visitato al mondo (superato solo dal Great Wall e dall’esercito di terracotta di Xian in Cina, dal Colosseo e dal Foro di Roma). Attrae quasi 3 milioni di visitatori all’anno. È un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO. Eppure nel 2013 l’UNESCO ha dichiarato che se il restauro non riuscisse a compiere progressi significativi, Pompei sarebbe stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo.

Qualcosa doveva essere fatto.

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