Il Rinascimento: La Premessa

Questo post è il primo di  una serie (non consecutiva) dell’arte ispirata da una mostra al Museo dell’Arte di Santa Barbara  e dalla  mia insegnante d’italiano e “docent” del museo, Gabriella Schooley.  Intitolata “Botticelli, Tiziano, e Oltre:  Capolavori della pittura italiana dai musei di Glasgow,” mostra la pittura italiana nell’arco di sei secoli, dal tardo Medioevo alle opere del Quattrocentro a quadri neorealisti dell’Ottocento.  Questo primo post si concentra sul Rinascimento e la definizione degli elementi stilistici all’inizio del 1400.  Questo post si basa sulla “Storia dell’arte dal Gotico al Barocco” da Francesco Morante.  Questo post è anche sul sito della Italian Cultural Heritage Foundation, Santa Barbara:  http://www.italianheritagesb.org.  Gabriella è la presidente di questa organizzazione.

Titian: Christ and the Adulteress (c. 1509)

Titian: Christ and the Adulteress (c. 1509)

Dall’inizio del XV secolo, l’arte che nasce a Firenze e si irradia prima in Italia e poi in tutta l’Europa, più tardi divenne nota non come “Italiana” arte ma come arte “Rinascimentale.”  Il termine è stato usato per la prima volta da uno storico tedesco, Jacob Burckhardt nell’Ottocento.  Con questo termine si vuole sottolineare come, da questo momento, l’arte torna ad una visione estetica molto simile a quella dell’età classica.  In pratica, nel Quattrocento l’arte non nasce ma “rinasce,” in quanto essa ci ripropone modelli simili a quelli già realizzati dagli antichi greci e dagli antichi romani.

Questa nuova era non fu certo un fatto meramente ed esclusivamente artistico, ma nacque da una condizione mentale molto più vasta e profonda: l’idea che l’uomo fosse al centro del mondo e fosse dotato, non solo di libero arbitrio, ma anche di una intelligenza che gli permetteva di capire e di decifrare il mondo che lo circondava.  In pratica l’uomo andava affrancandosi da quella visione mistica medioevale, per cui l’unica conoscenza possibile era quella trasmessaci dalla parola di Dio.  D’ora in poi il problema della conoscenza, per l’uomo, diviene sempre più un problema nuovo:  quello di affinare i propri mezzi di osservazione e le proprie capacità di analisi e di deduzione.

In generale, l’arte rinascimentale fu segnata da quattro importanti scoperte e cambiamenti, che saranno discussi in seguito.  L’elemento determinante è stato probabilmente l’uso del disegno.  Un altro, da un punto di vista stilistico, è stato la nascita della prospettiva.  Ma il Rinascimento fu anche una riscoperta dell’antichità classica e, da un punto di vista sociale, una profonda evoluzione della figura dell’artista.

Il disegno come lo strumento progettuale

Per quanto possa sembrare strano, è solo agli albori del Rinascimento che gli artisti veramente hanno imparato a disegnare, che è, per usare il disegno come uno strumento per creare qualcosa—di immagini, un oggetto, lo spazio.  Ma non fu semplicemente una tecnica di rappresentazione; è stato uno strumento del pensiero.  È uno strumento di pianificazione che possiamo definire come “visualizzazione:”  consente all’artista di vedere il risultato finale prima di effettuare il lavoro.  Oggi, abbiamo altri più potenti strumenti di pianificazione, come ad esempio il computer, che ci permettono di vedere le nostre opere come se fossere già esistite.

Leonardo da Vinci: Vitruvian Man (1490)

Leonardo da Vinci: L’Uomo Vitruviano (1490)

Nel giro di un secolo, come guardiamo ai disegni di Leonardo da Vinci, ci rendiamo conto di come il disegno sia ormai lo strumento principe dell’artista.  L’artista rinascimentale può progettare le opere d’arte, di architettura, le opere militari, quelle d’ingegneria meccanica e civile, e così via.  È da questo che deriva il grande eclettismo degli artisti del rinascimento: mai prima di questo periodo c’è stata la stessa personalità che si occupa di campi diversissimi, e con risultati sempre straordinari.

La scoperta del disegno ha anche una conseguenza imprevista:  è diventato possibile per l’artista di separare l’ispirazione dall’esecuzione.  Dall’architettura, allo scultura e alla pittura, il maestro potrebbe essere limitato alla progettazione o programmazione del lavoro.  L’esecuzione materiale può quindi essere affidata ad assistenti e collaboratori.

La prospettiva

Lorenzo Monaco:  Il Martirio di Papa Caio (c. 1394)

Lorenzo Monaco: Il Martirio di Papa Caio (c. 1394)

L’arte medioevale aveva semplificato la raffigurazione sia pittorica chescultorea, annullando tutti gli effetti di spazialità.  Le figure, in pose e immagini sempre molto schematiche, venivano collocate sempre su un unico piano verticale.  Ciò portava ad una rappresentazione del tutto antinaturalistica, in quanto le immagini artistiche non assomigliavano in nulla alle immagini che i nostri occhi colgono della realtà circostante.

Il naturalismo, in pittura, può essere definito come la riproduzione che più si avvicina a quella sensoriale del nostro occhio.  Mentre ci sono delle leggi ottiche molto precise  che regolano la nostra visione, in pratica, il pittore  percepisce una realtà tridimensionale, e la traduce in rappresentazioni bidimensionali ma che appaiono tridemsionali mediante un sistema logico chiamato “prospettiva.”

Tra le varie regole, alla base della prospettiva, se ne possono citare almeno due:
1.  Le rette che, nello spazio tridimensionale sono parallele, nelle rappresentazioni piane tendono a convergere in un punto, detto punto di fuga, e che è unico per tutte le rette parallele verso la medesima direzione.
2. L’altezza degli oggetti tende a ridursi progressivamente, man mano che questi si allontanano dal punto di osservazione.

Dopo la scoperta del chiaroscuro, che sfruttava la luce per definire attraverso la differenza di tonalità la tridimensionalità dei volumi, la scoperta della prespettiva consentiva di rappresentare la tridimensionalità dello spazio, attraverso l’uso della geometria proiettiva.

Filippo Brunelleschi: Il Disegno della Cupola del Duomo di Firenze (c. 1436)

Filippo Brunelleschi: Il Disegno della Cupola del Duomo di Firenze (c. 1436)

Le prime applicazioni della prospettiva avvennero a Firenze, nel terzo decennio del XV secolo, ad opera di Masaccio nel campo della pittura e di Donatello nel campo della scultura.  Ma il vero inventore della prospettiva fu Filippo Brunelleschi, pittore e architetto.  Infatti, tra architettura e prospettiva esiste un rapporto molto intimo.  In natura non troveremo mai linee rette, linee parallele, angoli retti, quadrati, cerchi e altri enti geometrici simili.  Questi sono gli elementi di architettura costruita dall’uomo.

Sandro Botticelli: L' Annunciazione (1490)

Sandro Botticelli: L’ Annunciazione (1490)

Nel Quattrocento assistiamo, infatti, ad un connubio molto stretto tra pittura e architettura.  Nei loro uadri, i pittori rinascimentali, per materializzare la profondità spaziale utilizzando la prospettiva, usano sempre l’architettura.  E la prospettiva  fu elevata a chiarezza geometrica come un nuovo canone di bellezza.

Giotto:  Madonna Ognissanti (c. 1310)

Giotto: Madonna Ognissanti (c. 1310)

Il ritorno all’antico
Nel medioevo, una visione dell’arte, bassata fondamentalmente sulla religione, escludeva del tutto la bellezza.  L’arte aveva un fine essenzialmente didattico: insegnare le storie della religione cristiana.  La bellezza non era importante, anzi, veniva spesso considerata apertamente pericolosa.  Perchè la bellezza è qualcosa che parla ai sensi, e come tale può indurre più al peccato che non ai buoni precetti.

Donatello:  David (1440)

Donatello: David (1440)

Il neoplatonismo, che era nato nel III secolo, fu importante per le riflessioni sulla bellezza. E ha contribuito a riportare, nel corso del 1400, il tema della bellezza di una nuova era.  In questo modo, quindi, il Rinascimento recupera l’antico.  Si riporta il senso del bello, l’armonia delle proporzioni, il gusto per la perfezione formale.  Come l’arte classica, anche l’arte rinascimentale vuole ottenere il naturalismo più perfetto: vuole una rappresentazione della realtà che, nella sua perfezione, sia conoscenza esatta di ciò che viene rappresentato.  Per questo, anche l’arte contribuì a creare il nuovo uomo del Rinascimento:  un uomo che indaga con ogni strumento il mondo che lo circonda per meglio conoscerlo.

Il nuovo ruolo dell’artista
Per tutto il Medioevo, l’artista era stato sempre considerato come un artigiano, la cui abilità era sopratutto manuale.  Secondo una distinzione, che risale sicuramente a tempi molto antichi, le arti erano divise in “liberali” e “meccaniche”: le prime erano arti intellettuali, le seconde comportavano il possesso di una tecnica e una precisa abilità manuale.  Le arti figurative erano annoverate tra quelle meccaniche.  I pittori e gli scultori potevano anche essere degli analfabeti (e spesso lo erano) dato che a loro non era chiesta alcuna attività di pensiero.  Essi dovevano solo possedere l’abilità tecnica per saper eseguire quello che il committente gli chiedeva.

Masaccio: Il Tributo (1425)

Masaccio: Il Tributo (1425)

Questa situazione andò evolvendosi nel tempo.  Già nel Trecento, con Giotto, ad esempio, assistiamo ad una crescita straordinaria della considerazione sociale di cui gode ora l’artista.  Ma è sopratutto con l’affermarsi del Rinascimento che l’evoluzione della figura dell’artista compie il grande salto:  da questo momento in poi, l’artista rivendicherà per se il ruolo di intellettuale.

Anche il luogo dell’artista cambia: non è più quello della bottega, ma quello della corte.  Molti artisti lavorano direttamente alle dipendenze dei signori che governano i piccoli stati, in cui la penisola si divide in questo secolo.  Alla figura del principe-mecenate, fa da corollario quella dell’artista cortigiano.  E nella corte di un principe l’artista viene a contatto con tutti i maggiori rappresentati dell’intellettualità del tempo:  poeti, scrittori, filosofi, matematici, e così via.

Gli albori del Rinascimento
Luogo di nascita dell’arte rinascimentale è Firenze; protagonisti furono tre tra i più grandi artisti di tutti i tempi:  Brunelleschi, Donatello e Masaccio.  La situazione di Firenze, alla fine del Trecento, era di una città ricca che stava lentamente riprendendosi dalla crisi portata a metà del secolo dalle epidemia di peste.  La ricchezza di Firenze derivava soprattutto dalle famiglie che, nel corso del Trecento (Medici, Strozzi, Pitti, e molte altre) si erano date all’attività bancaria.  Ciò permise alla città di poter investire in opere d’arte, in maniera molto più estesa rispetto ad altre città italiane.

Il Duomo di Firenze

Il Duomo di Firenze

Nella prima metà del Quattrocento, ciò che più impresssionava erano le leggi della prospettiva, non tanto le regole di razionalità che ne erano alla base.  Dopo l’insegnamento dei tre maestri, gli altri artisti preferirono seguire ancora un percorso di mediazione.  Sullo stile tardo gotico, inserirono la novità della prospettiva, spesso solo come nuovo elemento stilistico alla moda.  Ciò avvenne in artisti particolari quali Paolo Uccello, il Beato Angelico o Filippo Lippi.  Solo dopo la metà del Quattrocento il nuovo stile rinascimentale trovò interpreti più attenti alle novità di fondo di questo stile.

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