L’italiano: La quarta lingua più studiata nel mondo

La gente spesso mi chiede “perchè studi l’italiano? Perchè non studi qualcosa di più pratico come lo spagnolo?” Beh, qui ci potrebbero essere alcune ragioni.

Recentemente (da poco?), molti articoli di stampa italiani– tra cui Corriere della sera, Corriere di Los Angeles, ItaliaChiamaItalia, e AgoraVox (quotidiani online)—hanno dato una notizia che l’italiano è la quarta lingua più studiata nel mondo, dopo l’inglese, lo spagnolo, e il cinese. Questo è un fatto sorprendente, perchè l’italiano si colloca almeno 20 nella lista (forse 23) delle lingue parlate come madrelingua.

Molti di questi elenchi differiscono  sulla classifica a causa di definizioni e distinzioni (tavolta arbitrarie) tra lingue e dialetti. Secondo una fonte, le prime dieci lingue parlate sono il mandarino, lo spagnolo, l’inglese, l’indi/urdu, l’arabo, il portoguese, il bengali, il russo, il giapponese, e il punjabi. Oltre allo spagnolo e il portoghese, le altre lingue europee parlate più spesso dell’italiano sono il tedesco e il francese.

È facile capire perchè le 3 lingue– l’inglese, lo spagnolo, e il cinese—sono studiati. L’inglese è la lingua di quasi un miliardo e mezzo di persone ed è la principale (ma non l’unica) lingua franca del mondo. Lo spagnolo è la lingua di quasi mezzo miliardo di parlanti ed è in rapida espansione negli Stati Uniti; quanto al cinese, non solo è la prima lingua di un miliardo e mezzo di parlanti, ma è la lingua del principale paese emergente e una potenza mondiale.

L’italiano, però, è la lingua di poco più di sessanta milioni di parlanti (forse settanta se ci mettiamo dentro eritrei, albanesi, somali che lo conoscono e un po’ di italiani all’estero) di un paese relativamente piccolo che alcuni vedono in declino, un paese che non è una grande potenza, ed è ridicolizzato per i politici passati e presenti.

Uno autore dice che troppo spesso ci si dimentica che l’italiano è la lingua franca di uno dei principali soggetti geopolitici mondiali: la Chiesa Cattolica. La lingua ufficiale della Chiesa, come si sa, è il latino, ma quella in uso fra i prelati (e spesso anche i semplici preti) di nazioni diverse è sopratutto l’italiano che è parlato correntemente in Vaticano ed usato prevalentemente dal Papa, vescovo di Roma, anche se non si tratta più di un italiano da quasi quaranta anni.

Un altro aspetto da considerare è la grande emigrazione italiana. Circa 40 milioni di persone hanno lasciate l’Italia tra il 1861 e il 1920, e poi di nuovo dopo la seconda guerra mondiale. Questo ha contribuito non poco all’esportare dell’idioma. Sono andati in Argentina, Usa, Canada, Australia, Germania, Francia, e Belgio e non pochi figli e nipoti  sono rimasti bilingui.

Ma probabilmente la ragione più importante che la bella lingua è così apprezzata, seguita, e ricercata all ‘estero è culturale. L’italiano è la lingua principale del melodramma e nel mondo ci sono tanti melomani che apprezzano molto la musica lirica, basti pensare al successo mondiale avuto da Pavarotti dagli anni ottanta in poi. In aggiunta, c’è la letteratura italiana, insieme all’arte italiana, in particolare del Rinascimento. È la cultura e la bellezza naturali che fanno dell’Italia una delle principali mete turistiche nel mondo.

Non dobbiamo dimenticare la cucina italiana. L’enogastronomia italiana, insieme alla moda, contribuiscono alla diffusione anche della lingua. Infatti, c’è in Italia un consorzio di 19 università con sede a Pisa, che ha organizzato la prima laurea in italianistica sull’Internet dedicata agli stranieri.  E sta riscuotendo adesioni e consensi al di là di ogni aspettativa. Ci sono molte ragioni. Il primo è certamente la cultura italiana. Ma anche il cibo ha fatto da traino magari solo per saper leggere le ricette.

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