Il Ruolo di Verdi nel Risorgimento

Potete immaginare un paese, tanto meno gli Stati Uniti, in lutto nazionale per la morte di Il morto di verdiun compositore classico?  Quando Giuseppe Verdi morì nel gennaio del 1901, tutta l’Italia pianse  come una.  Quasi un quarto di milione di persone scese in piazza, marciando al suono di  “Va, Pensiero” dal Nabucco—meglio conosciuto come il Coro degli Schiavi Ebraici—cantato da un coro ammassati sotto la direzione del celebre maestro Arturo Toscanini.

Non c’è alcun dubbio che Verdi era un grande compositore.  Insieme ad un Requiem eterno, un po’ di musica corale sacra e qualche opera cameristiche e orchestrali, ci sono una trentina di opere, almeno una ventina delle quali sono nel nucleo operistico canonico.  Il bicentenario di Verdi—rispetto ai festeggiamenti organizzati nel 2013 per altri compositori—ha appena avuto un impatto.  Questa non è una indicazione della stima di cui lui è tenuto; riflette soltanto il fatto che la sua musica viene eseguita tutto il tempo comunque, in tutto il mondo.  Si tratta di una scommessa abbastanza sicura che, in ogni notte, qualcuno da qualche parte starà cantando il Rigoletto o l’Otello, l’Aida o l’aria di Violetta.

Ma la ragione per cui gli italiani sono scesero in piazza quel giorno invernale agli albori del secolo scorso era molto più che solo musica.  Le opere di Verdi avevano fornito la colonna sonora del politicamente tempestoso mezzo secolo che precedette la sua morte, e le sue più celebri arie erano diventate quasi inni per una nazione da poco unificata.  Quando il Nabucco è stato presentato in anteprima al Teatro alla Scala nel 1842, “Italia” era semplicemente un insieme di regni e principati geograficamente contigui piu o meno uniti da un linguaggio comune.

Così, quando gli italiani cantarono il Coro degli schiavi ebrei nel corteo funebre di Verdi,  non era solo perchè era una melodia orecchiabile  di cui sapevano le parole.  Il suo soggetto—i figli d’Israele che davano voce struggente alla loro nostalgia per la terra promessa—era diventato un potente analogo per i desideri a lungo frustrati del popolo italiano.  Quando gridarano “Viva Verdi!” durante il corteo funebre, erano ancora acutamente cosciente del doppio significato della parola d’ordine e la sua risonanza clandestina per gli agitatori del ‘Risorgimento’, come la causa del nazionalismo italiano era nota.  Le lettere VERDI rappresentavano anche il nome del re di Sardegna che, nel 1861, finalmente, prese il trono di una nazione unita per la prima volta dal sesto secolo—Victor Emmanuele Re D’Italia.

Nello stesso anno, su richiesta del nuovo Primo Ministro Camillo Cavour, Verdi entrò nel primo parlamento del paese, in cui servi per quattro anni.  Verdi si era gettato con tutto il cuore nello spirito del Risorgimento.  Era abbastanza pragmatico per rendersi conto che la prospettiva più realistica per l’unificazione giaceva nel sostenere il re.  Era anticlericale, contro la guerra, un ardente patriota e un liberale, e le sue opere divennero veicoli singolarmente potenti per le sue convinzioni politiche.

Non sorprende, gli storici contemporanei abbracciarono rapidamente il messaggio delle prime opere come il Nabucco, Ernani e Attila, assorbendo le opere nella causa nazionalista.  Oltre ai messaggi politici che portavano direttamente o indirettamente, l’istinto di Verdi per comunicare l’avventura disordinato di pathos, l’empatia, e il dramma emozionante degli esseri umani era semplicemente imparaggiabile.  È stato quel genio, in ultima analisi, che ha elevato il suo status al di là di quello di un semplice prestigiatore di musica e parole.

Si prega di guardare il seguente video di Riccardo Muti che dirige “Va, Pensiero”  a Roma nel 2011.  È molto emozionante quando il pubblico partecipa….

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